BullWife
La fragranza del reato: il marito che scopre di essere cuckold Capitolo 3 di 5
Capitolo 3 di 5

Fantasia Marito cuckold

Scalata al piacere

Organizzammo diversi altri incontri in cui io guardavo e mi masturbavo mentre mia moglie e il suo compagno davano sfogo alle loro perversioni. L’uomo dall’enorme fallo era il suo, ma anche il mio, preferito. Gli altri che incontrammo non si avvicinavano nemmeno lontanamente alla…

Drew75

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Organizzammo diversi altri incontri in cui io guardavo e mi masturbavo mentre mia moglie e il suo compagno davano sfogo alle loro perversioni. L’uomo dall’enorme fallo era il suo, ma anche il mio, preferito. Gli altri che incontrammo non si avvicinavano nemmeno lontanamente alla dimensione del primo e, per questo, anche io mi sentii più sollevato. Non ero così microdotato come m’ero immaginato in confronto allo stallone. Non chiesi mai a mia moglie se continuasse a vedere altri uomini al di fuori delle sessioni concordate. Immaginai che fosse la sua routine ma io non volli mai sapere, soprattutto non feci mai più un’improvvisata come quella del primo giorno. 

Quasi tutte le sessioni furono estremamente eccitanti. Ognuno dei partecipanti aveva il suo modo di scopare, c’era chi amava i preliminari, chi invece andava subito al sodo, chi si presentava come macho-macho-man e poi si rivelava un quaquaraqua e quelli a cui non avresti dato un nichelino ma si dimostravano amanti di prima categoria. Tutti, immancabilmente finivano con lo sborrare sul corpo accaldato di mia moglie, che a volte la voleva sulla schiena, altre volte sul petto, sulla pancia oppure se ne abbeverava. Di solito, come ben si conviene nei porno, era l’uomo a darsi le ultime scrollate prima di schizzare su di lei, alcune volte invece mia moglie si prodigava di buona mano e di lingua fino a far esplodere l’orgasmo del proprio compagno. Provai a chiederle se lo facesse per me, per variare un po’ il film delle performance o se fosse una richiesta dell’amante. Per tutta risposta ricevetti un’alzata di spalle: “A seconda del momento, come mi va.” e nel letto si voltò per dormire. 

Ero contento di questa situazione, ne ero felice senza sapere bene il perché. Ero sereno nella mia condizione di cornuto perché potevo godermi lo spettacolo di una prestazione sessuale a pochi metri da me, con tutti i rumori, i movimenti e le sensazioni che ne conseguono; ne godevo perché potevo godere senza dovermi impegnare, senza quell’ansia da prestazione che sempre mi ha accompagnato, non solo nell’attività sessuale. Ero lieto di vedere mia moglie soddisfatta in quella parte di sé che a me non aveva mai mostrato, forse perché non ero mai stato in grado di farmela mostrare, forse perché, come ogni uomo pensa che ci siano donne da fornelli e donne da letto, anche ogni donna crede che i propri mariti meritino solo una piccola parte della loro libidine mentre con gli amanti si sentono libere di sfogare ogni fantasia. 

Proprio per il carattere insoddisfatto dell’essere umano, anche la situazione più eccitante si diluisce nell’abitudine, così man mano che gli incontri proseguivano, la mia eccitazione andava affievolendosi; non c’era più quella scintilla di stupore che aveva fatto scatenare in me il desiderio di guardare mia moglie farsi chiavare da altri uomini, non trovavo più così piccante quegli amplessi che divenivano di giorno in giorno più monotoni e meccanici. Inoltre non scoprivo più nello sguardo di mia moglie quella lussuria e quel godimento che avevo notato le prime volte. Stava diventando una sorta di lavoro che cercava di appagare l’una all’altro, rendendo però tutto sciapo e senza verve. Per me non c’era più il gusto dell’inaspettato mentre per lei era evaporato il gusto del proibito. 

Espressi questi dubbi alla mia consorte e compagna d’avventura, lei di primo acchito negò, si disse ancora soddisfatta di quella situazione, contenta di poter accoppiarsi con i suoi amanti senza doverlo fare di nascosto, felice di poter godere mentre anche io godevo della sua libidine; nei giorni successivi, però, anch’ella ammise che le occasioni non erano più così stimolanti come all’inizio. Mi chiese di prenderci una pausa per poter comprendere meglio ciò che erano davvero i nostri desideri. Immaginai che seguitasse a farsi sbattere dai suoi amichetti fidati, ma non diedi importanza a questi pensieri. 

 

Tornai a casa distrutto, era stata una giornata faticosa sia dal punto di vista fisico che mentale. Mi avevano consumato, stressato, prosciugato, e non nel modo che avrei desiderato. L’unica cosa che chiedevo era una doccia, il divano e una birra gelata;  il vuoto cosmico attorno a me. Invece già mi immaginavo il vociare dei miei famigliari che avanzavano richieste, ponevano domande, chiedevano delucidazioni, come se fossi l’unico al mondo a poter porre rimedio ai guai di chicchessia. Immerso in questi pensieri sbattei la porta dell’auto imprecando contro me stesso e contro tutta quella vita moderna che impone sacrifici per risultati che, a volte, sono miseri. 

Inspirai profondamente prima di abbassare la maniglia della porta d’ingresso, pronto a sopportare la scarica di parole che, di sicuro, mi avrebbe travolto. 

Invece niente. 

Il silenzio. 

Un silenzio strano, profondo, carico di molte incognite; non era uno di quei silenzi vuoti che mettono paura, era un silenzio vivo. Un silenzio rotto, facendo attenzione, da una musica suadente che proveniva zona notte. 

“Ciao cara.” dissi per cercare una via di fuga da quella sensazione sconosciuta. Non ottenni alcuna risposta. Percepivo una vibrazione particolare, quella sensazione che fa rizzare i peli e richiede attenzione; eppure non c’era paura, solo il desiderio di stupore. 

Seguii la traccia musicale fino a giungere davanti alla porta della camera da letto. Era socchiusa, ne fuoriusciva il profumo che usavamo durante gli incontri e vibrava la calda musica che accompagnava le performance erotiche di mia moglie e dei suoi amanti. Immaginai che fosse impegnata in uno dei suoi giochi. Ci rimasi male perché non mi aveva avvertito. Poi mi resi conto che avrebbero dovuto esserci anche i nostri figli, quella non era l’ora per le sue scappatelle. 

Prima di andare avanti…

Com’è finora?

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