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Esperienza vera Hotwife

Il passato segreto di una moglie hotwife

Monica e Manuel Drake

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Continuavo a ricevere chiamate dai miei spasimanti, ai quali dicevo che mi ero fidanzata e che non ce ne era più per nessuno. Manuel si dimostrò sempre comprensivo nei confronti dei miei ex e non manifestò mai gelosia o possesso.

Con lui il sesso era (ed è) fantastico. Per i primi due anni, abbiamo scopato veramente tutti i giorni, tranne rare eccezioni. Arrivammo a stimare circa seicentoventi scopate, prima che ci trasferissimo nella nostra nuova casa in provincia di Como. Con lui scoprii anche il feticismo per la biancheria intima e per i vestiti, e in me trovò il suo parco giochi.

Nel frattempo, eravamo andati in vacanza diverse volte (a sciare, dopo nemmeno due mesi che eravamo insieme – con un certo disappunto dei miei genitori che pensarono: “Questa, dopo così poco tempo, già ci scopa.”, poi a Cuba, a Santo Domingo e in Tunisia – dove un mio ex era diventato direttore di un Grand Hotel e ci ospitò gratis per quindici giorni) e, in vacanza, facevamo sesso anche due o tre volte al giorno. Non eravamo mai sazi.

Manuel capì perfettamente, sin dall’inizio, cosa mi piace: i preliminari, con massaggio alla schiena, ai glutei, poi, piano piano, fa scivolare la mano nel mio solco intimo e inizia a massaggiarmi la patatina da dietro.

Poi la penetrazione, inizialmente molto lenta e profonda, poi sempre più ritmata e potente, fino a quando non esplodiamo contemporaneamente. Da sempre, quando talvolta capita che sono stanca della giornata o che non sono molto “accesa”, non gli nego mai il sesso, così lo masturbo (anche in questo sono bravissima) o gli faccio un succoso pompino.

Dopo undici anni di rapporto, durante una vacanza sull’isola di Kos, in Grecia, mi manifestò, per la prima volta, la sua curiosità di vedermi interagire con un uomo che non fosse lui. La cosa mi lasciò inizialmente basita ed esterrefatta. Non riuscivo a comprenderne le motivazioni e come potesse sopportare di vedermi scopare con un altro, avevo il timore che non mi amasse più, temevo che fossi diventata il suo oggetto sessuale.

Ma, come mia abitudine, decisi di mettermi in gioco. Pensai: “Vada come deve andare, le risposte si hanno solo vivendo le esperienze!” e, sicuramente, non avrei voluto continuare la nostra storia trascinandomi dubbi e incertezze.

Devo ammettere che lui fu molto abile a propormi le sue argomentazioni e le sue rassicurazioni, così feci quell’esperienza (che abbiamo narrato nel nostro racconto “Serata a Kos”), dalla quale ne uscimmo ancora più innamorati e complici ed io, sicuramente più forte, sicura di me, sicura dei miei sentimenti nei confronti di Manuel e lui nei miei.

Dopo Kos, passarono un paio d’anni, quando ci fu un’altra occasione di interazione, con il voyeur su una spiaggia deserta della Sardegna.

Fu Manuel a stuzzicarmi. Io, un po’ perché quell’estate ero veramente assatanata, per via dell’imminenza del mio ingresso in menopausa, un po’ per provocarlo, decisi di rimettermi ancora in gioco.

In quell’occasione, non riuscì a nascondermi la sua gelosia e passò ancora un anno, prima di coinvolgermi in un nuovo gioco con un ragazzo francese in Corsica.

Lì, gli andò male: aveva organizzato una specie di competizione con questo ragazzo. Io avrei dovuto segarli contemporaneamente sul bordo della piscina. Chi dei due non avesse sborrato, avrebbe scopato con me. Il ragazzo francese perse clamorosamente, così io feci l’amore con mio marito, con il francese come spettatore.

Realizzai che non solo mi eccitava il timore di essere vista mentre facevo sesso, ma anche che mi piaceva essere osservata direttamente.

Così, in montagna, durante una vacanza di Natale, una volta a casa nostra e un paio di volte in un resort in Spagna, si presentò l’occasione di fare sesso di fronte a un’altra coppia, senza scambio, perché questo non interessa a nessuno di noi due.

Sempre in Spagna, quell’anno, Manuel mi chiese di vedermi scopare con un uomo di mia scelta. Volle essere nello stesso letto, facendo finta di dormire, perché voleva sentirmi godere a pochi centimetri da lui, percependo i sussulti e le vibrazioni da cui sarei stata attraversata durante l’amplesso.

Decisi di accontentarlo per l’ultima volta: ero consapevole che per lui sarebbe stata un’esperienza fortissima e, ritengo, sconvolgente. Gli feci giurare che non mi avrebbe mai più chiesto di farmi scopare da un altro.

Continuammo però i nostri giochi di provocazione. Manuel approfitta del mio innato esibizionismo per farmi vestire in modo sempre molto provocante, ai limiti dell’inaccettabile indecenza.

Presa dal gioco, mi lascio trascinare anche in situazioni di “leggera” interazione con altri uomini, tipo il provocare i venditori di automobili durante un test-drive. Prima iniziammo con Manuel presente, poi ci fu l’escalation, mandandomi da sola, vestita da sballo, scosciatissima. Infine, volle che mi facessi toccare, con la scusa di avere uno sconto sul prezzo dell’auto.

Arrivò quella sera che andai, con un mio ex-allievo, al lago a mangiare una pizza. Doveva essere un’uscita in gruppo ma, per una serie di circostanze, alla fine, ci andai sola con lui. Dopo la cena, in riva al lago, mi fece un sacco di complimenti, poi finì con il mettermi una mano tra le cosce e mi masturbò senza ritegno. Lo lasciai fare, poi, saliti in macchina, lo ricambiai con una super sega. Non ne ebbe abbastanza e, sulla strada del ritorno, mi chiese di fargli un “pompino di addio”, ed io cedetti nuovamente.

Prima di andare avanti…

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