Capitolo 1 di 2
Capitolo 1 di 2 · 50% del libro
Fantasia Umiliazione
Una moglie che non mi aspettavo
Giovanna Esse
12 minuti di lettura1Pagina 2 di 3In ginocchio davanti ai maschioni, le due “santarelle” incuranti di essere osservate, facevano sega e pompino al loro partner… e come prendevano in bocca quei cazzi enormi. Era raccapricciante… anche la mia dolce mogliettina, si faceva infilare tutto il membro, tant’è che quando arrivava giù, fino alle palle, le si gonfiava persino la gola: incredibile. Ancora più incredibile era che io non trovassi niente da obiettare, non riuscivo nemmeno a parlare, ma il mio cazzo era talmente duro che mi sollevava i boxer; erano anni che non si esprimeva così… E non era solo il culo di Miriam a farmelo duro, ero totalmente incantato dai due grossi membri maschili, caldi e pulsanti. Erano talmente vicini da sentirne l’odore, non riuscivo a staccare gli occhi dalle cappelle lucide e dagli scroti gonfi. Possibile che vedere quanto mia moglie potesse essere troia mi provocasse tanto piacere eppure tanto dolore? Fu allora che, come uno schiaffo, la situazione mi colpì nell’intimo e cominciai a capire: mia moglie, col cazzo in mano, guardava negli occhi il suo amico di una sera con una complicità incomprensibile… sussurrava qualcosa, e gli sorrideva, ammiccando ogni tanto verso me.
Poi, a Miriam, che succhiava il cazzo dell’altro estasiata:
Avevi ragione, cara, - le disse con voce roca di piacere – gli piacciono i cazzi, guardalo: non lo vedevo eccitato così da un anno… non si preoccupa dei cazzi grossi… ah, ah, … non è geloso.
Te lo dicevo, - riuscì a rispondere allegramente Miriam tra una pompata e l’altra, - lui è gay, altrimenti avrebbe capito, no? Mia moglie rise, tenendo il cazzo in mano come un timone:
Sì, sì! – e rise, poi, rivolta me, - Lo vedi com’è bello? Guardalo bene: è grosso e duro, e lo prendo da mesi. Mi fa tanto bene, sai? Lo vorresti anche tu un cazzone così, caro? Ah, ah… mi spiace è mio, soltanto mio. – e riprese a metterselo in bocca con avidità. Miriam rideva, sapeva tutto e non aveva mai detto nulla. Che idiota ero stato. Non riuscivo a indurire abbastanza nemmeno quando le vedevo leccarsi l’una con l’altra, a 69. Come potevo immaginare che mia moglie, così bella, così femmina, si accontentasse del mio cazzetto flaccido o delle mie sgocciolate di sperma traslucido? Era lampante; era colpa mia… io avevo creduto di fare il furbetto. Mi piaceva vedere due ragazze tutte per me… ma avevo dimenticato che, per “regnare”, ci vuole un grosso scettro! Io le avevo fatte eccitare; io le avevo rese complici, e Miriam aveva giocato le sue carte, chissà da quanto scopavano con quei due stalloni a mia insaputa. Umiliato, addolorato, invece di soffrire, godevo di quelle scene tremende e, soprattutto, mi sentii sopraffatto da una sensazione femminea, mai provata prima: desideravo essere sottomesso; avrei voluto soggiacere anch’io a quei cazzoni da primato. Stringerli tra le dita, magari (e che vergogna provavo) appoggiarli sulle labbra e sulla lingua… Mia moglie si alzò e si sfilò il perizoma bagnato già dei suoi umori, me lo passò sul viso e poi mi prese in giro, calzandomelo in testa. Poi, perso interesse nei miei confronti, prese in mano il cazzo svettante e se lo portò in camera, come se lo tenesse teneramente per mano. Prima di entrare mi gridò:
Fai come me tesoro, fatti sbattere da un bel cazzo e goditela. Ero umiliato, sperduto e incapace di ogni reazione. Il suo odore sulle mutande, bagnate dal gusto di fare un bocchino a un altro, mi inebriò come il più perverso dei profumi. Subito dopo toccò a Miriam, anche lei si mise in piedi e se ne andò verso la stanza da letto, ma passando fece ciò che non aveva mai fatto, in tanti anni, mi poggiò le labbra sulla bocca e mi infilò la lingua che sapeva, di certo, del cazzo di quell’uomo.
Ti piace, - disse – dopo ti consiglio di provare anche la sborra, è buonissima, il top per una “femminella”. – anche lei rise e andò via, lasciandomi solo con la mia mortificazione e con l’estraneo. Intanto il mio pisello, nonostante piccino, era duro come un rametto di salice. Ero molto impacciato e indeciso su cosa fare, tra l’altro io ero quasi del tutto vestito mentre quello era nudo e col cazzo in tiro. Facevo del mio meglio per non guardare, ma il suo “pescione” mi attraeva come una calamita. Fu lui a venire verso di me, di certo era più pratico: non fece altro che mettersi davanti a me, a cosce aperte e, dato che ero seduto a terra, il suo pene era proprio davanti alla mia faccia.
Prendilo in bocca, - disse sbrigativo.
E allora, definitivamente, qualcosa scattò nella mia testa… 40 anni di virilità andarono a farsi benedire: mi sentii “tutta femmina” dentro, felice di assecondare un uomo dal cazzo duro. Sì, lo volevo. Sì, l’avrei preso in bocca… e magari pure nel culo. Mi_avrebbe rotto? Ok, sarebbe stato meraviglioso essere asservito da quel grande “bastone”! Chi era a pensare queste cose? Ero veramente io? Che tipo di personalità si nascondeva dietro la mia classica interpretazione di uomo borghese? Quella sera era un mistero… ma desideravo rivelarlo fino in fondo, soprattutto a me stesso! Stesi lentamente la mano e toccai quella che, volgarmente, si chiama la “capocchia” del cazzo: il glande. Era tutto fuori e tutto teso, la pelle era delicatissima e morbida… non era bagnato come credevo, era asciutto e delle consistenza di un cuscino di seta. Mi inebriò sentirla vicino alle dita e, automaticamente, la strinsi nel palmo. Sembrava gommapiuma. Poi lasciai scorrere la mano e mi ritrovai tra i polpastrelli un vero tronco di carne, piacevole e eccitante al tatto. Ma fu il calore… scesi pian piano: era talmente lungo e spesso che non riuscivo a prenderlo tutto nemmeno con due mani, però venni fregato dal calore… giù, in fondo all’asta, trovai l’attaccatura del cazzone, ben salda tra i peli umidi, e sotto, lo scroto, anch’esso pregno di calore umano e di desiderio. Quel calore mi prese la testa e da allora mi iniziai a lasciare andare veramente! Così, dopo averlo massaggiato lentamente, in maniera il più possibile femminea, mi avvicinai al palo con le labbra. Non saprei se il ragazzo fosse gay, non ero e non sono un esperto, ma se il cazzo duro è un segnale di goduria, posso affermare che al ragazzo il mio tocco piacque. Tenendolo ben stretto cercai di essere spontaneo e iniziai a leccarlo tutto, muovendo il corpo, sottomettendomi al maschio, ritto e ben piantato davanti a me, umile pompinaro. Mi giravo, mi abbassavo sotto il suo “cavallo” per leccare il cazzo da sotto, compreso lo scroto. Poi mi feci coraggio e iniziai a prendere, proprio nella bocca, una delle due palline, caldissime. Lo succhiavo da sotto e mi piaceva; anche il rumore classico di chi lecca i coglioni, non mi fermava. Tornai davanti al mio “stallone” che con il viso verso l’alto si godeva la sua “conquista”. Presi il glande tra le labbra, poi, piano piano, lo feci scivolare in bocca, finche non sentii la sua pressione sul palato. Lo misurai, avevo quasi mezzo cazzo nella cavità orale: che puttana che ero!