Capitolo 4 di 5
Fantasia Marito cuckold
Una vista mozzafiato
Drew75
15 minuti di lettura1Pagina 2 di 3“Mi strazi...” disse tra i cuscini. “Ti prego, fottimi.” mi levai da terra e puntai la cappella arroventata dall’euforia per quella situazione alla sua vulva in attesa. Spinsi e il calore mi avvolse totalmente mentre lei lanciava un gemito di soddisfazione. Inizia a chiavarla lentamente e profondamente, tenendole i fianchi e tirandola a me nell’affondo e spingendola via, fin quasi a uscire completamente. Davanti a me potevo vedere la nostra immagine riflessa nello specchio della credenza. Il suo viso contorto dal piacere. I suoi seni penzolanti. Allungai una mano e ne strinsi uno. Era grosso e pregno d’amore. Spinsi fin dove arrivavo e lo tenni lì, come a volerla impalare definitivamente. Davo piccoli colpetti senza quasi muovermi. Alla cappella arrivavano stimoli mai provati. Sentivo le palle penzolare sotto me, zeppe di seme e desiderio.
“Sbattimi. Sbattimi.” tornò a implorarmi. “Non ti fermare.”
Mi sentivo molto lucido, quasi glaciale in mezzo a tutta quella rovente lussuria. Ricominciai a muovermi lentamente, dentro e fuori per tutta la lunghezza della mia asta; quindi aumentai il ritmo. Il mio bacino schiaffeggiava le sue natiche, restituendomi sonoramente il battito della cavalcata. La voce della donna, rotta dall’amplesso, mi stimolava a non fermarmi, mi supplicava di continuare, poi di venire, poi di chiavarla ancora, di farle sentire quanto fossi maschio. Le parole, la situazione, il sesso caldo, la visione nello specchio, accumularono in me la voluttà dell’orgasmo. Lo annunciai alla mia compagna pochi istanti prima di togliere l’uccello da lei, inondarle la schiena di sperma e sentirla gridare a squarciagola il suo piacere immenso.
Crollammo sul divano di pelle. Una sensazione di refrigerio si diffuse sulle mie terga accaldate dall’accoppiamento. Potevo sentire il respiro pesante della mia compagna che andava calmandosi e il mio petto che rallentava il frenetico ritmo che aveva preso. Il cielo ci baciava dal quadro della finestra.
“Tua moglie mi ha detto che sai fare un risotto da leccarsi i baffi.” mi incalzò la sconosciuta accarezzando il mio cazzo moscio e ancora sporco di sborra. Era la verità. Il risotto era la mia specialità. “Che ne dici di preparane un po’ per me?” mi fissò negli occhi. “Nudo.” Dio, era una cosa che mi ronzava in testa da un po’, il nudismo non mi dispiaceva ma non avevo mai avuto modo di praticarlo né di proporlo a mia moglie. Prima pensavo che non avrebbe mai accettato, dopo, quando scoprii che era una gran vacca, temevo che non avrebbe perso occasione per farsi fottere ovunque, sulla spiaggia, nei boschi, sui tavoli del villaggio naturista, nel magazzino degli attrezzi.
Accettai e indossai il grembiule da cuoco che la donna mi porgeva; vi erano riportati, in maniera comica, gli addominali di un fusto, quegli addominali che io tenevo nascosti sotto la pancetta da amante della buona cucina e del buon vino.
Mentre ero ai fornelli sentivo gli sguardi della donna sulle mie terga nude. Fu difficile concentrarsi sulla preparazione mentre lei continuava ad avvicinarsi e a strusciare i seni sulle mie braccia o sulla mia schiena con la scusa di guardare come lo preparavo. Dovetti metterci un bell’impegno per evitare di bruciare tutto o di far cadere la pentola sobbollente o di grattugiarmi le dita insieme al formaggio. Si rivelò ancora più impervio pranzare con quell’esuberanza davanti agli occhi; ogni sua forchettata era una smorfia di sensualità; infilarsi tra le labbra la forchetta, assaporare il riso, sorseggiare il vino: tutto quanto era sessualità spinta al massimo.
Di colpo spinse indietro la sedia e si spalmò una presa di risotto sul bacino. “Vieni a gustare da questo piatto da grande chef.” mi disse. Esterrefatto mi alzai dalla sedia e obbedii. Sulla sua figa colava la manciata di risotto mantecato che riluceva di riflessi oleosi. M’inginocchiai davanti a lei e iniziai a leccare i chicchi a condimento della sua carne. M’infilò le dita tra i capelli e cominciò a gemere. “Sei un bravo cuoco. Ti piace il tuo risotto? Accompagnalo con i miei succhi.” Mi appoggiò le gambe sulle spalle e venni stretto in quella posizione. M’impegnai a leccarla come le piaceva, pensai solo a darle piacere, mi abbandonai ai suoi desideri e alle sue voluttà.
Non so se venne o se desiderasse solo prolungare la lussuria, mi scostò bruscamente con i piedi e mi fece cadere a terra, quasi sotto il tavolo. Senza darmi tempo di reagire mi versò un bicchiere di vino rosso addosso e iniziò a lapparmi; dopo la bocca, il petto e il ventre, anche il pene finì tra le sue labbra. Succhiava come se non fosse mai sazia e con le mani accompagnava il movimento della lingua, mi accarezzava le palle e scendeva a sfiorare quel punto tra lo scroto e l’ano che tanto mi faceva vibrare.
Bloccandomi a terra mi cavalcò come un’amazzone, piegandosi all’indietro e offrendo i seni abbondanti allo sguardo del soffitto. Ma non le bastava. Si sollevò da me e mi condusse in stanza da letto. “Spaccami il culo.” mi disse sdraiandosi sul bordo e tirandosi le gambe al petto. Mise in mostra il suo fiore segreto che sembrava pulsare del desiderio dell’attesa e mi richiamava a sé come un diamante magico attira chiunque lo veda. Mi lubrificai la cappella con la saliva e poi puntai. La sentii affondare nella carne della donna come un coltello nel burro, poi venni abbracciato dal calore delle sue viscere. Lei si aprì in un gemito di liberazione come se l’avessi sollevata da un’incombenza che non riusciva a risolvere. Era un torrente di parole sconce che mi spronava a chiavarla in profondità, mi dava del porco, dello stallone, del maiale, del cornuto ma con un cazzo fenomenale; voleva essere sbattuta come una troia in calore, si dava della vacca montata da un toro, voleva bere la mia sborra fino all’ultima goccia.
L’eccitazione del momento, la goduria della cavalcata, il turpiloquio della donna non fecero altro che appressare il mio orgasmo. “Non la sprecare!” m’intimò, “Dammelo in bocca!” Lo tolsi da quell’antro di piacere e la donna, fulminea, si gettò sulla mia verga pronta a quell’esplosione che si concretizzò nell’istante esatto in cui sentii le sue labbra sul mio glande. Mi sciolsi completamente in quell’orgasmo imperioso, divenni seme che corre, evaporai in una nube di sperma caldo.